“La più grande scoperta di tutte le generazioni è che gli esseri umani possono cambiare la loro vita cambiando i loro atteggiamenti mentali”.
Albert Schweitzer
FORMAZIONE DEGLI INSEGNANTI:
SEMINARIO SULLA GESTIONE DEL CONFLITTO
Il seminario intende offrire un’opportunità per sviluppare competenze avanzate nell’ambito della gestione del conflitto e dei disturbi che si manifestano all’interno della classe. Si rivolge a operatori impegnati a diverso titolo nel campo della Scuola, dell’Educazione e del lavoro nella Scuola (insegnanti, educatori, operatori scolastici). L’esperienza offrirà agli insegnanti gli strumenti per la lettura delle dinamiche, l’ideazione, la progettazione, la gestione delle Relazioni all’interno del gruppo classe e all’interno del team insegnanti.
Argomenti e Contenuti del percorso
– La definizione dei conflitti
– La mappatura dei disagi
– La morfologia del gruppo classe
– La configurazione delle dinamiche relazionali
– L’osservazione e la lettura delle dinamiche
– Aspetti problematici nella relazione insegnante/studente
– Le dipendenze e le autonomie dello studente
– Le risorse dell’adulto
– L’integrazione delle culture e dei punti di vista eterogenei
– I vissuti emotivi e relazionali attraverso il corpo
– Le strategie educative e i programmi d’intervento
– Il ruolo dell’insegnante e della scuola
– Laboratori, ascolto e consulenza in tema di relazione educativa
– Il P.E.P. (progetto educativo personalizzato)
Lunedì 12 settembre
1) Presentazione del progetto e condivisione degli obiettivi.
2) Circle time sul concetto di educare, formare, costruire il proprio Sé.
3) Gioco dell’extraterrestre che vuole conoscere il lavoro dell’ Insegnante.
4) Anagramma del proprio nome e cognome e presentazione davanti ai compagni.
5) Confronto sull’immagine dei giovani di oggi.
6) L’importanza della Cura del proprio Sé.
Albert Schweitzer
| « Riflettere sull’etica dell’amore per tutte le creature in tutti i suoi dettagli: questo è il difficile compito assegnato al tempo in cui viviamo. » |
Premio Nobel
Nel 1952 fu insignito del Premio Nobel per la Pace con il cui ricavato fece costruire il villaggio dei lebbrosi inaugurato l’anno successivo con il nome di Village de la lumière (villaggio della luce). Nei pochi momenti liberi che aveva, lavorando fino a tarda ora, si dedicava alla lettura e allo scrivere, ma anche questi avevano come scopo finale il mantenimento del suo ospedale a Lambaréné.
Carisma, versatilità e tempra morale
Complessivamente Albert fece diciannove viaggi a Lambarenè. Ovunque andasse era oberato di impegni: in Africa oltre che medico, era anche il costruttore e l’amministratore dell’ospedale. In Europa insegnava, sosteneva concerti e conferenze, scriveva libri per raccogliere fondi per la sua opera. Spesso veniva insignito di lauree Honoris causa e di molteplici riconoscimenti, tanto che la rivista Time lo considerò ‘’il più grande uomo del mondo’’. Non era stato né il primo né l’unico medico ad inoltrarsi nella foresta vergine, ma il suo pensiero, il suo spirito, la sua personalità erano diventati un riferimento per molti,che in tutto il mondo condividevano i suoi ideali, tanto che vari professionisti seguendo il suo esempio si misero a servizio di opere umanitarie o missionarie in Africa. La sua tempra fisica, il suo carattere fermo unito a grande sensibilità e intelligenza, il rispetto per ogni forma di vita, la perseveranza, la fede, la musica d’organo e ogni opera che compiva vivendola appassionatamente, erano i motivi del suo successo. Ciononostante il grande uomo, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, rimaneva notevolmente umile e timido. Confessò a un suo corrispondente svizzero: ‘’..soffro di essere famoso e cerco di evitare tutto ciò che attira su di me l’attenzione’’.
La battaglia contro le armi nucleari
I disagi e i pericoli mostrati dalla guerra gli fecero maturare l’obiettivo di richiamare l’attenzione sui rischi costituiti dagli esperimenti atomici e dalle radiazioni nucleari. Legato dalla profonda amicizia con Albert Einstein e con un èlite di ricercatori e grazie ad una documentazione costantemente aggiornata, Schweitzer disponeva di un’approfondita conoscenza del fenomeno. Egli denunciò l’incombente minaccia rappresentata dagli esperimenti atomici attraverso ‘’tre richiami’’ trasmessi da Radio Oslo e ripresi da altre stazioni di tutto il mondo il 28, 29 e 30 aprile del 1958.
Il primo richiamo dimostra come l’umanità sia in estremo pericolo, non tanto per un’eventuale guerra atomica, ma già per i semplici esperimenti nucleari che contaminano l’atmosfera. Continuarli equivale a perpetuare un ‘’crimine contro la nostra stessa specie, contro i nostri figli, che a causa della contaminazione da radioattività, rischiano di nascere sempre più tarati nel fisico e nell’intelletto’’.
Il secondo richiamo si riferisce al rischio di una Terza guerra mondiale, che inevitabilmente sfocerebbe in una guerra atomica. Si rende conto l’umanità di questo pericolo? Deve prendere coscienza e impedirlo in nome di sé stessa’’. Discorso più che mai attuale e profetico, parla di missili, di corsa agli armamenti delle grandi potenze e dei rischi di guerra sfiorati in quegli anni e costantemente in agguato. Schweitzer afferma: ‘’Attualmente siamo costretti a considerare la minaccia di una guerra atomica tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Basterebbe una sola mossa per evitarla: le due potenze dovrebbero rinunciare contemporaneamente alle armi nucleari..’’
Il terzo richiamo è la conclusione naturale dei primi due, in cui si evidenzia la necessità di sospendere gli esperimenti atomici e rinunciare alle armi atomiche, spontaneamente, in nome dell’umanità. Si tratta di scegliere tra la rinuncia alle armi nucleari, nell’auspicio che le grandi potenze riescano a convivere in pace, o la folle corsa al riarmo, che può condurre alla più raccapricciante delle guerre e alla distruzione dell’umanità.