Sentio ergo Sum

Che privilegio è mai questo mio?
Che libertà, questa tua?
Che intimità, questa per un attimo condivisa!?
… la tua faccia appoggiata alla mia, il tuo naso che struscia il mio, le tue labbra che scorrono morbide sul mio viso, sulla mia bocca …
Non me ne sono impossessata, non ho prolungato questa meravigliosa carezza di volti e non di mani: troppo bella, troppo gratuita, troppo piacevole, troppo inattesa per lasciare spazio ad una qualsiasi intenzionalità.
Ho subito “danzato” spavaldamente la mia emozione, la mia euforia …
Ma la carezza delle tue labbra, il tuo quasi bacio, ancora mi lavora dentro come un seme piantato nel più profondo di me.
Lo sento, palpita … è piccolo, è stato un attimo, ma ne avverto la forza, la potenza. Vuole germogliare, sbocciare, essere attraverso di me energia di vita e di amore.

Alimenta la tua Autostima

Chissà …

Chissà se la sentivi anche tu, quell’energia che scorreva in quei 20 cm di aria tra i nostri corpi casualmente seduti vicini.

Non era una attrazione, era un’emozione, una corrente; era un languore nel mio ventre, era un ovattamento della mia tristezza, un’anestesia al mio dolore, era un intenso sentire, un calore …

Lo stesso calore del massaggio promesso, del tuo sfiorare i miei “rami”, dell’abbraccio scambiato a fine serata.

Ho poi ballato la più sincera e possibile percezione di me, ho ballato la mia serena tristezza, il mio non voler strafare, ma anche il mio non voler fuggire da me,  dal mio qui e ora.

Il mio non voler più perdermi nello sgomento di missioni impossibili e dedicarmi con tutta me stessa al mio oggi possibile. Alla mia quotidianità  reale e concreta, passo dopo passo.

Passo dopo passo, ho ascoltato, ho sentito, ho ballato.

Le musiche più mie mi hanno via, via sciolto, liberato.

E così mi sono mossa senza affanno e senza fretta, e anche lui, senza affanno       e senza fretta, subito dopo precisa consegna, si è diretto verso di me;                         io verso di lui.

Mi ha avvolto il viso ed io ho sorretto le sue mani e le nostre fronti hanno potuto incontrarsi, abbandonarsi, quasi immergersi l’una nell’altra.

Fidati Silene del tuo sentire … Fidati di te!

Dedicato a chi cerca la Luna …

DOPO UN PO’ …

Dopo un po’, impari la sottile differenza
tra tenere una mano
e incatenare un’anima.

E impari che l’amore
non è appoggiarsi a qualcuno
e che la compagnia non è sicurezza.

E inizi a imparare che i baci
non sono contratti
e i doni non sono promesse.

E incominci ad accettare le tue sconfitte
a testa alta e con gli occhi aperti, con la grazia di un adulto
che sa placare il dolore di un bambino.

E impari a costruire le tue strade oggi,
perché il terreno di domani
è troppo incerto per fare piani.

Perciò pianti il tuo giardino
e decori la tua anima,
invece di aspettare che qualcuno ti porti i fiori.

E impari che puoi davvero farcela,
che sei davvero forte,
che vali davvero.

Dopo un po’…

I vostri occhi, le vostre facce, le vostre parole, i vostri doni…

Stage in Outdoor, Lago di Garda giugno 2011

 

Che cosa avrei voluto sentirmi dire il primo giorno di scuola dai miei professori o cosa vorrei che mi dicessero se tornassi studente?

Il racconto delle vacanze? No. Quelle dei miei compagni? No. Saprei già tutto. Devi studiare? Sarà difficile? Bisognerà impegnarsi di più? No, no grazie. Lo so. Per questo sto qui, e poi dall’orecchio dei doveri non ci sento. Ditemi qualcosa di diverso, di nuovo, perché io non cominci ad annoiarmi da subito, ma mi venga almeno un po’ voglia di cominciarlo quest’anno scolastico. Dall’orecchio della passione ci sento benissimo.

Dimostratemi che vale la pena stare qui per un anno intero ad ascoltarvi. Ditemi per favore che tutto questo c’entra con la vita di tutti i giorni, che mi aiuterà a capire meglio il mondo e me stesso, che insomma ne vale la pena di stare qua. Dimostratemi, soprattutto con le vostre vite, che lo sforzo che devo fare potrebbe riempire la mia vita come riempie la vostra. Avete dedicato studi, sforzi e sogni per insegnarmi la vostra materia, adesso dimostratemi che è tutto vero, che voi siete i mediatori di qualcosa di desiderabile e indispensabile, che voi possedete e volete regalarmi. Dimostratemi che perdete il sonno per insegnare quelle cose che – dite – valgono i miei sforzi. Voglio guardarli bene i vostri occhi e se non brillano mi annoierò, ve lo dico prima, e farò altro. Non potete mentirmi. Se non ci credete voi, perché dovrei farlo io? E non mi parlate dei vostri stipendi, del sindacato, della Gelmini, delle vostre beghe familiari e sentimentali, dei vostri fallimenti e delle vostre ossessioni. No. Parlatemi di quanto amate la forza del sole che brucia da 5 miliardi di anni e trasforma il suo idrogeno in luce, vita, energia. Ditemi come accade questo miracolo che durerà almeno altri 5 miliardi di anni. Ditemi perché la luna mi dà sempre la stessa faccia e insegnatemi a interrogarla come il pastore errante di Leopardi. Ditemi come è possibile che la rosa abbia i petali disposti secondo una proporzione divina infallibile e perché il cuore è un muscolo che batte involontariamente e come fa l’occhio a trasformare la luce in immagini.

Ci sono così tante cose in questo mondo che non so e che voi potreste spiegarmi, con gli occhi che vi brillano, perché solo lo stupore conosce.

E ditemi il mistero dell’uomo, ditemi come hanno fatto i Greci a costruire i loro templi che ti sembra di essere a colloquio con gli dei, e come hanno fatto i Romani a unire bellezza e utilità come nessun altro. E ditemi il segreto dell’uomo che crea bellezza e costringe tutti a migliorarsi al solo respirarla. Ditemi come ha fatto Leonardo, come ha fatto Dante, come ha fatto Magellano. Ditemi il segreto di Einstein, di Gaudì e di Mozart. Se lo sapete ditemelo.

Ditemi come faccio a decidere che farci della mia vita, se non conosco quelle degli altri? Ditemi come fare a trovare la mia storia, se non ho un briciolo di passione per quelle che hanno lasciato il segno? Ditemi per cosa posso giocarmi la mia vita. Anzi no, non me lo dite, voglio deciderlo io, voi fatemi vedere il ventaglio di possibilità. Aiutatemi a scovare i miei talenti, le mie passioni e i miei sogni. E ricordatevi che ci riuscirete solo se li avete anche voi i vostri sogni, progetti, passioni. Altrimenti come farò a credervi? E ricordatemi che la mia vita è una vita irripetibile, fatta per la grandezza, e aiutatemi a non accontentarmi di consumare piccoli piaceri reali e virtuali, che sul momento mi soddisfano, ma sotto sotto sotto mi annoiano…

Sfidatemi, mettete alla prova le mie qualità migliori, segnatevele su un registro, oltre a quei voti che poi rimangono sempre gli stessi. Aiutatemi a non illudermi, a non vivere di sogni campati in aria, ma allo stesso tempo insegnatemi a sognare e ad acquisire la pazienza per realizzarli quei sogni, facendoli diventare progetti.

Insegnatemi a ragionare, perché non prenda le mie idee dai luoghi comuni, dal pensiero dominante, dal pensiero non pensato. Aiutatemi a essere libero. Ricordatemi l’unità del sapere e non mi raccontate l’unità d’Italia, ma siate uniti voi dello stesso consiglio di classe: non parlate male l’uno dell’altro, vi prego. E ricordatemelo quanto è bello questo Paese, parlatemene, fatemi venire voglia di scoprire tutto quello che nasconde prima ancora di desiderare una vacanza a Miami. Insegnatemi i luoghi prima dei non luoghi.

E per favore, un ultimo favore, tenete ben chiuso il cinismo nel girone dei traditori. Non nascondetemi le battaglie, ma rendetemi forte per poterle affrontare e non avvelenate le mie speranze, prima ancora che io le abbia concepite.

Per questo, un giorno, vi ricorderò.

Autore: Alessandro D’Avenia,

da un’articolo comparso sul quotidiano Avvenire, 10 settembre 2011

 

29 settembre 2011 Quinta Sessione del Percorso: “La Gestione della Relazione all’interno della Classe”.

Momento della "Costruzione del Team"

ADHD :  ATTENTION DEFICIT HYPERACTIVITY DISORDER*

Sono alcuni di quei bambini che troviamo alle feste dei nostri figli, nei bus o sul treno, nelle scuole o per la strada e che si mostrano continuamente agitati, in continuo movimento, che non riescono a stare mai fermi, che si dimenano continuamente e che i genitori trovano grande difficoltà a tenere “buoni”. 

Quando, poi, iniziano a frequentare la scuola sono quei bambini che le insegnanti non vorrebbero mai tenere: si alzano continuamente dal loro posto, danno fastidio ai compagni, non riescono a svolgere i compiti assegnati e finiscono spesso per cambiare banco, classe e talvolta … scuola. Il loro profitto scolastico proprio per la ridotta capacità di concentrazione è spesso scarso o comunque sufficiente e difficile è il loro rapporto con i coetanei, ma anche con gli adulti per la grande impulsività. La loro difficoltà viene percepita dai genitori e dagli insegnanti ma spesso, nel nostro paese, la diagnosi viene completamente misconosciuta.

In realtà questi bambini non hanno nessuna colpa, né tanto meno i loro genitori che invece vengono spesso additati come incapaci a svolgere bene il proprio ruolo di educatori. Se il bambino risponde ad una serie di criteri clinici ben definiti dal mondo scientifico la loro è una vera patologia organica e come tale meritevole di una precisa terapia. Solo con l’ausilio di  una giusta terapia i bambini cambieranno radicalmente il loro modo di vivere e tutti, genitori, insegnati, compagni ma soprattutto il bambino, potranno finalmente cogliere la bellezza di una vita “normale”.

Il bambino iperattivo con deficit di attenzione

Davide ha 8 anni fa la terza elementare ed è un “terremoto”: basta un non nulla per distrarlo. Il suo comportamento iperattivo e deconcentrato che manifestava da anni è oggi un problema concreto, ai limiti dell’handicap. Il suo comportamento è pressoché ingestibile. In classe è sempre fuori posto, impulsivo, si atteggia a buffone della classe. Se non è impegnato in lotte e litigi coi compagni si barcamena socialmente come buffone della classe; è deriso, evitato e spesso, nonostante il suo comportamento clownesco, mostra disappunto e tristezza. Davide sembra apprendere con notevole difficoltà nelle aree verbali, lettura in particolare; ha risultati migliori in matematica, ginnastica, arte e disegno. Incontra enormi difficoltà nel completare autonomamente un compito; si dimentica spesso di quanto aveva programmato di fare anche se intendeva farlo. Quando inizia un progetto, gioco o incarico, quasi mai lo porta a termine.  Nonostante Davide sia appassionato di sport in cui vorrebbe eccellere ha difficoltà di coordinazione ed è impulsivo e distraibile, così da essere un giocatore poco desiderabile. Le insegnanti e i genitori, preoccupati e frustrati dal fallimento delle tradizionali misure già messe in atto (richiamare, sgridare, stimolare il bambino), richiedono un intervento inerente al comportamento, apprendimento e umore di Davide.

Questo caso ci da l’idea di cosa sia un “Bambino Iperattivo con Deficit dell’Attenzione” (ADHD), un vero e proprio disturbo neuropsichiatrico caratterizzata da: ADHD e i problemi di condotta.

I problemi di condotta (il “bambino onnipotente”) rappresentano una delle più frequenti patologie con cui si confronta oggi il Pediatra di famiglia (V. Nuzzo 2001). Essi sono condizionati da complessi fattori psico-sociali ed antropologici che caratterizzano fortemente la condizione del bambino e della famiglia moderna. E’ importante sottolineare che molti dei disturbi di condotta evidenti nei bambini si associano a “iperattività” cioè a un controllo inadeguato dell’attività motoria. I motivi ambientali, però, non spiegano tutti i casi di disturbo di condotta con iperattività, dal momento che esiste un gruppo di soggetti che presentano un disturbo organico (cioè una vera e propria malattia) dei meccanismi di controllo dell’attenzione e che secondariamente porta ad un insufficiente controllo dell’attività motoria: il “Disturbo da Deficit di Attenzione” (ADD, Attention Deficit Disorder nella letteratura di lingua inglese, ADS, Aufmerksamkheitsdefizit Störung nella letteratura di lingua tedesca) e meglio conosciuto  come Disturbo di Attenzione con Iperattività” (ADHD nella letteratura anglosassone, DDAI, nella letteratura italiana). La condizione clinica, quindi, che meglio permette di definire il problema non è l’iperattività, ma il Disturbo di Concentrazione (DC), meglio definito come “Disturbo dell’Attenzione” .

 

* da un articolo dell’ AIFA pubblicato sul sito web: http://www.aifa.it/descizione.htm 

 

 

 

26 settembre 2011 Quarta Sessione del Percorso: “La Gestione della Relazione all’interno della Classe”

22 settembre 2011 Terza Sessione del Percorso: “La Gestione della Relazione all’interno della Classe”

                                                                 Aplysia Californica

Parla il Nobel Kandel, che ha svelato il segreto della memoria
di Andrea Casadio*

Lo aspettava – e lo meritava – da tempo, ed ora il suo sogno si è realizzato: oggi il neuroscienziato americano Eric Kandel ha vinto il Nobel per la Medicina, insieme ai colleghi Paul Greengard e Arvid Carlsson. “Il premio – come ci ha spiegato Kandel, che abbiamo raggiunto telefonicamente nella sua casa newyorkese, in riva al fiume Hudson – mi è stato attribuito grazie alle mie ricerche sulla plasticità sinaptica. In altri termini, i miei studi hanno contribuito a chiarire i meccanismi cellulari, molecolari e genetici della memoria.”Ma cos’è la plasticità sinaptica? “Beh, i neuroni – le cellule nervose – sono legati tra loro da speciali connessioni dette sinapsi, attraverso le quali essi si scambiano i segnali. Queste sinapsi non sono immodificabili: i neuroni, in determinate condizioni, hanno la capacità di modificarle. La plasticità sinaptica è per l’appunto la capacità che i neuroni hanno di modificare le proprie sinapsi.”

Capire come si immagazzinano i ricordi. Riprendendo una teoria che il grande fisiologo spagnolo Santiago Ramon y Cajal aveva formulato all’inizio del secolo, Kandel ipotizzò che la plasticità sinaptica potesse cosituire il substrato per la formazione della memoria all’interno del nostro cervello. Comprendere come vengono immagazzinati i ricordi equivale a porsi questa domanda: visto che il sistema nervoso è composto da neuroni connessi tra loro da sinapsi, cosa succede ai neuroni e alle sinapsi quando un ricordo viene immagazzinato? La storia è semplice: quando apprendiamo e memorizziamo qualcosa, il nostro cervello in qualche modo cambia. Mandiamo a memoria una nuova poesia che prima non conoscevamo, impariamo a guidare la macchina, cosa che non sapevamo fare prima, e queste tracce di memoria devono venire impresse da qualche parte all’interno del nostro cervello. E le possibilità sono scarse: si modificano i neuroni, si modificano le sinapsi, oppure si modificano entrambi. Kandel ipotizzò che la memoria fosse il risultato di sottili modificazioni fisiche a livello della sinapsi. Nell’uomo tali modificazioni sono forse disperse tra i miliardi e miliardi di sinapsi che compongono il nostro cervello. Il vero problema per i ricercatori era nel fatto che le modificazioni delle sinapsi che probabilmente sono alla base della memoria potrebbero essere troppo esigue e diffuse per essere osservate e studiate nell’uomo.

L’Aplysia californica. Qui la grande intuizione di Kandel: “Per ricercare le basi fisiche della memoria, io decisi di studiare il “cervello” di un animale semplice come l’Aplysia”. Una soluzione geniale, la chiave dei successi scientifici di Kandel. Egli scommise che in fondo l’uomo doveva avere una certa somiglianza con l’Aplysia californica, un placido gasteropode, una sorta di lumaca marina che abita le scogliere rocciose di Catalina Island, il paradiso californiano dei surfisti. Intanto, i neuroni di questo gasteropode sono simili ai nostri (in realtà i neuroni dell’Aplysia sono solo più grossi); poi, i segnali elettrici che le sue cellule nervose si scambiano tra loro sono assolutamente identici a quelli che i raffinati neuroni del nostro cervello utilizzano per comunicare tra loro.

Perché proprio l’Aplysia? in sostanza, per comprendere come funzioni la memoria due sono le questioni fondamentali da risolvere: bisogna capire innanzitutto come e quindi dove vengano immagazzinati i ricordi. Quanto alla risposta alla domanda dove vengono archiviati i ricordi, beh, la risposta è relativamente facile nel caso dell’Aplysia, che possiede un piccolo sistema nervoso composto di soli 20mila neuroni suddivisi in gangli; molto più difficile comprendere dove vengano archiviati i ricordi nello sterminato cervello dell’uomo, che di neuroni ne possiede 11 miliardi.

Grazie a questo approccio riduzionistico, Kandel è stato in grado di dimostare che un semplice riflesso dell’Aplysia – il riflesso di retrazione della branchia e del sifone – può venire modificato in due modi: per abitudine o   sensibilizza-zione. “L’aplysia” spiega il neoNobel – respira attraverso un organo respirato-rio, la branchia, che termina in un piccolo sifone carnoso dorsale. Se qualcuno vi soffia su un occhio, automaticamente voi socchiudete la palbebra. Alla fine
però, se lo scherzetto continua voi vi abituerete a quello stimolo fastidioso       (a meno che il getto d’aria non sia doloroso) e la palpebra non la socchiuderete più. Allo stesso modo, se un getto d’acqua viene soffiato sul sifone dell’aplysia, l’animale ritira energicamente sia il sifone che la branchia.Se però continuiamo a farlo, l’animale ritirerà il sifone sempre meno, si abituerà.

Abitudine e sensibilità. Ma l’abitudine non è la sola forma di apprendimento osservabile. Il riflesso di retrazione del sifone e della branchia può anche esser sensibilizzato”. Per provocare la sensibilizzazione del riflesso, Kandel ed i suoi colleghi applicavano una breve scossa elettrica alla cute della testa dell’Aplysia: in seguito, anche uno stimolo tattile lieve applicato alla cute del sifone provocava un energica e immediata retrazione del sifone medesimo e della branchia. “Io ho provato -continua Kandel- che queste due modificazioni comportamentali sono provocate dalla modificazione plastica della sinapsi la quale collega il neurone sensoriale che registra la stimolazione tattile del sifone al neurone motore che comanda la retrazione della branchia. Quindi, coi miei colleghi ho provato che una memoria aveva sede in una sinapsi.” Non solo: Kandel fu anche in grado di dimostrare che tale memoria esisteva in due forme: una forma transitoria, o a breve termine, ed una duratura, o a lungo termine. “Se continuavamo a stimolare con scosse elettriche la testa dell’animale, la sensibilazzione durava per tutta la vita dell’animale: per fare ciò era necessario che all’interno del neurone sensoriale si attivasse un gene, detto CREB, il quale poi attivava la sintesi di proteine che modificavano in maniera altrettanto duratura la sinapsi: in pratica il segnale era potenziato, così la retrazione della branchia aumentava e restava così potenziata a lungo”. Altri scienziati hanno poi provato che questo stesso gene CREB, che si potrebbe definire il gene della memoria, è coinvolto nella formazione della memoria in vari animali, dal moscerino al topo e all’uomo.

Da Freud alle neuroscienze. Nato a Vienna nel 1920, da una famiglia ebraica, Eric Kandel si trasferì ben presto con i suoi famigliari negli USA; qui si è laureato in medicina e si è specializzato poi in psichiatria. Ma le teorie del suo concittadino Freud gli parevano inadeguate a comprendere il normale funzionamento della mente: “ero convinto che anche certe attività mentali superiori come la memoria potessero avere una base organica, fisica”. E così la scienza che Kandel contribuì a fondare, le neuroscienze, stanno erodendo a poco a poco il terreno della psicanalisi.

“Beh, ora sono contentissimo, è una cosa magnifica – confessa Kandel, rompendo per l¿occasione il tradizionale silenzio che richiede la festa ebraica dello Yom Kippur – E questo è avvenuto grazie anche all’opera di tanti italiani che hanno lavorato nei miei laboratori, da Pier Giorgio Montarolo, a Mirella Ghirardi e a te. Ma la gioia dura solo 24 ore. Poi si ritorna in laboratorio.” E così tra pochi giorni l’energico ed elegante Kandel, agghindato con l’immancabile papillon, riceverà il Nobel dalle mani del re di Svezia.

*Andrea Casadio è medico, specializzato in fisiologia degli organi di senso. Ha lavorato nel laboratorio di Eric Kandel dal 1995 al 1999.

 

19 Settembre 2011 Seconda Sessione del Percorso: “La Gestione della Relazione all’interno della Classe”

 

Argomenti affrontati:

Apprendimento e Autoefficacia

Creare di un circuito virtuoso tra la dimensione cognitiva e quella emotiva

Come riconoscere un circuito vizioso

La  lezione  delle emozioni

Il pensiero come intreccio di logica e di emozioni

GIOVEDI 06 OTTOBRE 2011 ore 21 Presentazione del Percorso di Benessere Psicofisico per valorizzare la propria Affettività e Sessualità

 

Nella nostra cultura la sessualità è spesso connessa a sensazioni di paura, trasgressione e colpa.  Tradizioni millenarie ci portano a credere,    almeno inconsciamente, che sofferenza e sacrificio siano i valori più alti cui aspirare, il modo più nobile per elevare l’anima. Come conseguenza,   il piacere del corpo è vissuto come qualcosa cui resistere e non come qualcosa cui dolcemente abbandonarsi né, tanto meno, come un’arte da coltivare con amore.

Il dott. Mirko Palamini, Psicosessuologo, propone Seminari che facilitano l’incontro con il proprio Sé Emotivo e Intimo. Le attività proposte hanno la finalità di allenarsi ad ascoltare il corpo dall’interno per ampliare la coscienza del Sé Corporeo. Specifiche tecniche psico-corporee condurranno spontaneamente a provare sensazioni, emozioni e sentimenti attraverso la musica e il movimento. La percezione intima, naturale e piacevole del proprio corpo può condurre alla gioia e favorire la “centratura” necessaria per sentirsi bene con se stessi e con il resto del mondo.

Obiettivi dei Seminari

 

  • Migliorare la comunicazione affettiva
  • Scoprire le potenzialità dei propri sensi
  • Rinforzare la propria identità e l’autostima
  • Sviluppare l’empatia
  • Superare la paura del contatto e dell’intimità
  • Rivalutare il proprio corpo e i suoi messaggi
  • Ridurre il senso di colpa legato al piacere e alla sessualità
  • Ridurre l’inibizione rispetto al movimento espressivo sensuale
  • Liberare le tensioni transitorie e croniche
  • Migliorare la capacità di dare e ricevere piacere

 

Le serate monotematiche pongono l’enfasi nel valore del proprio corpo e del piacere che può trasmettere: si eleva l’autostima individuale e ci si apre al contatto. Si recuperano il valore del maschile e del femminile, il piacere e la poesia dell’incontro. Si lavora sull’identità sessuale e sull’autostima di genere. Queste esperienze individuali e di gruppo hanno l’obiettivo di favorire la sintonia con se stessi, sviluppare l’empatia, la sensibilità al piacere e la capacità di contatto. Di esercizio in esercizio, in base al proprio sentire, ciascuno durante le serate può scegliere se partecipare attivamente agli esercizi esperienziali proposti o se assumere un ruolo di osservatore, comunque valido per acquisire competenze emotive.

Giovedì 6 ottobre 2011 ore 21:

Presentazione Seminari – Ingresso libero

Palestra dell’Istituto Sordomuti in via Simone Elia n. 2,                  

 Torre Boldone (Bg)

 

Incontri quindicinali del Giovedì dalle ore 21 alle 23.

Gio 20.10.2011 :    Conoscere l’Affettività e la Sessualità 

Gio 03.11.2011 :     Alimentare l’Autostima 

Gio 17.11.2011 :      Migliorare le Relazioni 

Gio 01.12.2011 :     Accendere il Desiderio 

Gio 12.01.2012 :     Coltivare l’Eccitazione 

Gio 26.01.2012 :     Garantirsi il Piacere 

Gio 09.02.2012 :    Formare l’Identità 

Gio 23.02.2012 :    Costruire gli Affetti 

Gio 08.03.2012 :    Sviluppare la Creatività

Gio 22.03.2012 :    Vivere l’ Amore   

 

*Affettività e Sessualità*

Affettività e Sessualità: Rappresentano una via di comunicazione privilegiata con noi stessi, l’altro e l’intera esistenza. La percezione del proprio corpo intima, naturale e piacevole può condurre alla gioia.

 

*Autostima*

Autostima: L’esito più affascinante e fecondo del percorso di realizzazione dell’autostima è proprio la ri-scoperta della propria assoluta unicità. Dall’ essere unici si snoda una linea che conduce all’azione più efficace per sé ed alla “conquista” di un mondo vitale e originale.

 

*Relazione*

Relazione mente-corpo: Sono entrambi doni della Natura che,attraverso il flusso energetico che emanano quando vengono riconosciuti e ben veicolati, permettono di armonizzarsi con i ritmi della vita.

*Desiderio*

Desiderio: Nella nostra cultura la sessualità è spesso connessa a sensazioni di paura, trasgressione e colpa. Tradizioni millenarie ci portano a credere, almeno inconsciamente, che sofferenza e sacrificio siano i valori più alti cui aspirare, il modo più nobile per elevare l’anima.

*Eccitazione*

Eccitazione: Il piacere del corpo è vissuto come qualcosa cui resistere e non come qualcosa cui dolcemente abbandonarsi né, tanto meno, come un’arte da coltivare con amore.

 *Piacere*

Piacere: Nei seminari l’enfasi è nel riscatto del valore del proprio corpo e del piacere che può trasmettere: si eleva l’autostima individuale e ci si apre al contatto.

 *Identità*

Identità: Si recuperano il valore del maschile e del femminile, il piacere e la poesia dell’incontro. Si lavora sull’identità sessuale e sull’autostima di genere.

        *Affetti*

Affetti:  L’unica vera cura ‘possibile’ per costruire il benessere è quella che passa attraverso gli affetti. Stimare se stessi significa, in primo luogo, amarsi attingendo alla ricchezza della sfera affettiva e relazionale.

         *Creazione*

Creazione: Esperienze individuali e di gruppo per sviluppare l’empatia, la sensibilità al piacere e la capacità di contatto. La Simbolopoiesi: Sviluppo della mente, Trasformazione ed Evoluzione interna, Crescita psicoaffettiva.

            *Amore*

Amore: Massima liberazione della Creatività, superando inibizioni, conflitti e paure: si produce vita, pensiero,  si progettano figli,  si trasforma il mondo, si crea un nuovo mondo … il proprio.

  

Conduttore dei Seminari: dr. Mirko Palamini

Psicosessuologo, Esperto delle Dinamiche Relazionali, Consulente Familiare, Counsellor Rogersiano.

Si occupa professionalmente di formazione; organizza e conduce percorsi di crescita personale; sviluppa progetti in campo educativo nella formazione di bambini, giovani ed adulti nell’ambito delle relazioni affettive e sessuali.

 Per informazioni e iscrizioni:

Contattare direttamente il dr. Mirko Palamini al numero 348/5261550                                                                                                                            sito web : www.logosformazione.com

oppure inviare un’e-mail a: palamini@logosformazione.com

12 Settembre 2011 Prima Sessione del Percorso: “La gestione della Relazione all’interno della Classe”

“La più grande scoperta di tutte le generazioni è che gli esseri umani possono cambiare la loro vita cambiando i loro atteggiamenti mentali”. 

Albert Schweitzer      

FORMAZIONE  DEGLI INSEGNANTI:

SEMINARIO SULLA GESTIONE DEL CONFLITTO

Il seminario intende offrire un’opportunità per sviluppare competenze avanzate nell’ambito della gestione del conflitto e dei disturbi che si manifestano all’interno della classe. Si rivolge a operatori impegnati a diverso titolo nel campo della Scuola, dell’Educazione e del lavoro nella Scuola (insegnanti, educatori, operatori scolastici). L’esperienza offrirà agli insegnanti gli strumenti per la lettura delle dinamiche, l’ideazione, la progettazione, la gestione delle Relazioni all’interno del gruppo classe e all’interno del team insegnanti.

 

Argomenti e Contenuti del percorso

-        La definizione dei conflitti

-        La mappatura dei disagi

-        La morfologia del gruppo classe

-        La configurazione delle dinamiche relazionali

-        L’osservazione e la lettura delle dinamiche

-        Aspetti problematici nella relazione insegnante/studente

-        Le dipendenze e le autonomie dello studente

-        Le risorse dell’adulto

-        L’integrazione delle culture e dei punti di vista eterogenei

-        I vissuti emotivi e relazionali attraverso il corpo

-        Le strategie educative e i programmi d’intervento

-        Il ruolo dell’insegnante e della scuola

-        Laboratori, ascolto e consulenza in tema di relazione educativa

-        Il P.E.P. (progetto educativo personalizzato)

 

Lunedì 12 settembre

1)  Presentazione del progetto e condivisione degli obiettivi.

2) Circle time sul concetto di educare, formare, costruire il proprio Sé.

3) Gioco dell’extraterrestre che vuole conoscere il lavoro dell’ Insegnante.

4) Anagramma del proprio nome e cognome e presentazione davanti ai compagni.

5) Confronto sull’immagine dei giovani di oggi.

 

 

6) L’importanza della Cura del proprio Sé.

 

Albert Schweitzer

  « Riflettere sull’etica dell’amore per tutte le creature in tutti i suoi dettagli: questo è il difficile compito assegnato al tempo in cui viviamo. »

 

Premio Nobel

Nel 1952 fu insignito del Premio Nobel per la Pace con il cui ricavato fece costruire il villaggio dei lebbrosi inaugurato l’anno successivo con il nome di Village de la lumière (villaggio della luce). Nei pochi momenti liberi che aveva, lavorando fino a tarda ora, si dedicava alla lettura e allo scrivere, ma anche questi avevano come scopo finale il mantenimento del suo ospedale a Lambaréné.

Carisma, versatilità e tempra morale

Complessivamente Albert fece diciannove viaggi a Lambarenè. Ovunque andasse era oberato di impegni: in Africa oltre che medico, era anche il costruttore e l’amministratore dell’ospedale. In Europa insegnava, sosteneva concerti e conferenze, scriveva libri per raccogliere fondi per la sua opera. Spesso veniva insignito di lauree Honoris causa e di molteplici riconoscimenti, tanto che la rivista Time lo considerò ‘’il più grande uomo del mondo’’. Non era stato né il primo né l’unico medico ad inoltrarsi nella foresta vergine, ma il suo pensiero, il suo spirito, la sua personalità erano diventati un riferimento per molti,che in tutto il mondo condividevano i suoi ideali, tanto che vari professionisti seguendo il suo esempio si misero a servizio di opere umanitarie o missionarie in Africa. La sua tempra fisica, il suo carattere fermo unito a grande sensibilità e intelligenza, il rispetto per ogni forma di vita, la perseveranza, la fede, la musica d’organo e ogni opera che compiva vivendola appassionatamente, erano i motivi del suo successo. Ciononostante il grande uomo, conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, rimaneva notevolmente umile e timido. Confessò a un suo corrispondente svizzero: ‘’..soffro di essere famoso e cerco di evitare tutto ciò che attira su di me l’attenzione’’.

La battaglia contro le armi nucleari

I disagi e i pericoli mostrati dalla guerra gli fecero maturare l’obiettivo di richiamare l’attenzione sui rischi costituiti dagli esperimenti atomici e dalle radiazioni nucleari. Legato dalla profonda amicizia con Albert Einstein e con un èlite di ricercatori e grazie ad una documentazione costantemente aggiornata, Schweitzer disponeva di un’approfondita conoscenza del fenomeno. Egli denunciò l’incombente minaccia rappresentata dagli esperimenti atomici attraverso ‘’tre richiami’’ trasmessi da Radio Oslo e ripresi da altre stazioni di tutto il mondo il 28, 29 e 30 aprile del 1958.

Il primo richiamo dimostra come l’umanità sia in estremo pericolo, non tanto per un’eventuale guerra atomica, ma già per i semplici esperimenti nucleari che contaminano l’atmosfera. Continuarli equivale a perpetuare un ‘’crimine contro la nostra stessa specie, contro i nostri figli, che a causa della contaminazione da radioattività, rischiano di nascere sempre più tarati nel fisico e nell’intelletto’’.

Il secondo richiamo si riferisce al rischio di una Terza guerra mondiale, che inevitabilmente sfocerebbe in una guerra atomica. Si rende conto l’umanità di questo pericolo? Deve prendere coscienza e impedirlo in nome di sé stessa’’. Discorso più che mai attuale e profetico, parla di missili, di corsa agli armamenti delle grandi potenze e dei rischi di guerra sfiorati in quegli anni e costantemente in agguato. Schweitzer afferma: ‘’Attualmente siamo costretti a considerare la minaccia di una guerra atomica tra Stati Uniti e Unione Sovietica. Basterebbe una sola mossa per evitarla: le due potenze dovrebbero rinunciare contemporaneamente alle armi nucleari..’’

Il terzo richiamo è la conclusione naturale dei primi due, in cui si evidenzia la necessità di sospendere gli esperimenti atomici e rinunciare alle armi atomiche, spontaneamente, in nome dell’umanità. Si tratta di scegliere tra la rinuncia alle armi nucleari, nell’auspicio che le grandi potenze riescano a convivere in pace, o la folle corsa al riarmo, che può condurre alla più raccapricciante delle guerre e alla distruzione dell’umanità.

 

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